La Fibrosi Cistica è la malattia genetica più frequente nella popolazione caucasica con un bambino nato malato ogni 2500-2700 nati vivi.

Questa patologia è causata da mutazioni nel gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane conductance Regulator) che svolge funzione di canale ionico.

Nei soggetti in cui il gene CFTR è mutato, le secrezioni saline sono più dense e viscose, creando danno a livello di vari tessuti e organi. In tali organi le secrezioni mucose determinano un’ostruzione dei dotti principali, provocando l’insorgenza di gran parte delle manifestazioni cliniche tipiche della malattia, come la comparsa di infezioni polmonari ricorrenti, insufficienza pancreatica, steatorrea (eccessiva presenza di grasso nelle feci, spia di un malassorbimento intestinale), stati di malnutrizione, cirrosi epatica, ostruzione intestinale ed infertilità maschile. Anche a livello delle ghiandole sudoripare il riassorbimento di ioni sodio e cloro è compromesso e i soggetti malati eliminano grandi quantità di NaCl nel sudore. Nella maggior parte dei casi la diagnosi viene effettuata in base al fenotipo clinico e confermata dal Test del sudore positivo, che è ancora l’esame “gold standard” per la diagnosi della Fibrosi Cistica.

La Fibrosi cistica è trasmessa con modalità autosomica recessiva (negli individui malati entrambe le copie del gene devono essere mutate, vale a dire che l’individuo deve ereditare una mutazione dal padre e una dalla madre per presentare i sintomi clinici) e la frequenza dei portatori sani (cioè degli individui che hanno solo una copia mutata mentre l’altra è normale) è di 1:25. I portatori di una sola copia di geni mutati sono asintomatici, pertanto il test genetico è l’unico modo per individuare tale stato all’interno di una famiglia. Inoltre l’analisi genetica può supportare la diagnosi clinica in tutti i casi in cui il test del sudore è negativo ma sono presenti consistenti evidenze cliniche (CF atipica e/o Cf – related disorders).

Il gene che codifica la proteina CFTR è localizzato sul cromosoma 7 ed è composto da 27 esoni. Nei pazienti affetti da fibrosi cistica il gene è mutato e quindi la proteina CFTR viene prodotta in quantità ridotte o risulta non funzionale. Ad oggi sono state identificate più di 1500 mutazioni; alcune sono diffuse ubiquitariamente, mentre altre sono specifiche di alcuni ambiti etnico-geografici. Sono stati quindi formulati dei pannelli diagnostici (Pannello standard a 36 mutazioni per lo screening di routine, Pannello di 65 mutazioni, Pannello esteso di 200 mutazioni) che tengono conto della frequenza e della distribuzione di determinate mutazioni in una particolare area geografica. La scelta del tipo di analisi più appropriata dipende dalla storia familiare e dalle motivazioni per le quali viene eseguito il test e dovrebbe essere raccomandata dal genetista. Per ampliare il livello di sensibilità dei test che proponiamo, nel nostro laboratorio effettuaiamo anche l’Analisi dei riarrangiamenti intragenici (larghe delezioni), che nel loro insieme si presentano con una frequenza di circa il 3% nei malati di fibrosi cistica, e un’analisi approfondita del Polimorfismo IVS8 (a livello dell’introne 8). E’ stato infatti descritto che la variante polimorfica 5T (presente con una frequenza del 5% circa nella popolazione caucasica) se associata al polimorfismo 12 o 13 (TG), riduce l’appropriata sintesi della proteina CFTR e si comporta quindi come una mutazione. Il nostro test permette di valutare se la variante 5T è adiacente al polimorfismo 12 / 13 (TG), poichè l’ereditarietà per questa variante è associata ad un aumentato rischio di manifestare CF-related disorders (CBAVD, azoospermia ostruttiva, bronchiettasie disseminate, panbronchioliti diffuse, enfisema polmonare, pancreatiti croniche, ecc…).

In ogni caso, anche il test di screening più esteso e completo non è in grado di escludere la presenza della mutazione in maniera assoluta (al 100%), poichè qualsiasi approccio tecnico venga impiegato non è possibile identificare le mutazioni negli elementi regolatori che si trovano distanti dal gene o nelle porzioni non-codificanti. Al momento, con l’analisi di mutazione più accurata (pannello esteso di 200 mutazioni e analisi dei riarrangiamenti genici) è possibile arrivare ad una precisione pari al 93% circa.

Il test può essere eseguito su prelievo di sangue periferico, spot ematico, tampone buccale, ma anche su liquido amniotico e prelievo di villi coriali. In quest’ultimo caso è richiesto un prelievo di sangue materno per escludere la possibilità di contaminazione con il genotipo materno.