L’Emofilia è una malattia emorragica ereditaria dovuta ad un difetto nella coagulazione del sangue. Durante tale processo si ha l’attivazione di numerose proteine del plasma attraverso una serie di reazioni a catena; nelle persone affette da emofilia una di queste proteine, generalmente prodotte dal fegato, è difettosa (deficit qualitativo o quantitativo). Il difetto del Fattore VIII della coagulazione provoca l’Emofilia A, mentre il difetto del Fattore IX provoca l’Emofilia B.

I soggetti emofiliaci sono predisposti alle emorragie, la cui frequenza e gravità essenzialmente dipendono dalla quantità e dall’attività coagulativa del fattore residuo nel sangue. Secondo il livello dell’attività coagulativa del sangue, l’emofilia può essere classificata clinicamente in:

  • Grave : < 1% Fattore IX

  • Moderata : 1% – 5% Fattore IX

  • Lieve : > 5% – 30% Fattore IX

Le donne portatrici, in genere, non hanno problemi di salute o sintomi. Queste donne sono definite come portatrici asintomatiche. Altre portatrici hanno livelli di fattori della coagulazione bassi e problemi emorragici. Queste portatrici sintomatiche possono presentare un flusso mestruale abbondante o di lunga durata, ecchimosi, epistassi, sanguinamento eccessivo dopo piccoli interventi chirurgici come estrazioni dentarie o emorragie durante o dopo il parto.

Analisi genetica. L’emofilia A e B sono trasmesse secondo modalità legate al sesso, poichè i geni difettosi sono localizzati sul cromosoma X. Le donne hanno 2 cromoxomi X e, praticamente, anche se hanno ereditato un cromosoma emofiliaco da un genitore, sono protette dal cromosoma normale, che riesce a produrre una quantità di fattore coagulativo sufficiente per una normale emostasi. Nelle donne quindi l’emofilia è molto rara e può presentarsi in caso di figlie nate da un padre emofiliaco ed una madre portatrice o in altre condizioni eccezionali. I maschi hanno un solo cromosoma Y e, quando ereditano un cromosoma X emofiliaco dalla madre portatrice, potranno avere una malattia clinicamente più o meno grave. Portatrice quindi significa che la donna possiede il gene emofiliaco anomalo e lo può trasmettere ai figli ma è clinicamente asintomatica. Nel 30% dei casi circa, i cosiddetti “casi sporadici”, si tratta di una mutazione genica “de novo”, in quanto è una mutazione di nuova formazione che si è verificata in un gamete, in questo caso quello materno.

L’emofilia può essere causata da diverse mutazioni che possono coinvolgere qualsiasi parte del gene. Tali mutazioni sono più spesso costituite da sostituzioni di una singola base (mutazioni puntiformi), piccole delezioni o inserzioni a carico del gene con conseguenti anomalie qualitative e/o quantitative del fattore, alle quali corrisponde una notevole variabilità del quadro clinico. Le mutazioni riscontrate negli individui malati mostrano una notevole eterogeneità nella popolazione (non c’è un gruppo di mutazioni più frequenti), ma c’è una certa concordanza genotipo/fenotipo (vale a dire che conoscendo il tipo di mutazione si può predire in una certa misura la gravità del quadro clinico del soggetto malato). Le mutazioni che individuiamo nel nostro test sono quelle identificate più comunemente nella popolazione italiana, presenti negli esoni 1, 2, 6 e 8. (D. Belvini et al.: Haematologica 2005;90 [5]:635-642).